Terapia Focale Integrata

Che cos’è?

La psicoterapia breve focale integrata nasce come sforzo di rispondere con un approccio complesso alle evidenze di efficacia di diversi dispositivi terapeutici in diverse circostanze e con diverse tipologie di persone, evitando quindi il riduzionismo teorico secondo il quale ad una determinata problematica corrisponde una sola specifica modalità di trattamento.

A partire dalla possibilità di utilizzare in modo ragionato differenti strumenti tecnici, l’attenzione viene posta sulle caratteristiche della persona e sul modo in cui il problema che porta si declina in quello specifico contesto (personale e relazionale), così da costruire un impianto terapeutico il più mirato possibile.

 

Come Funziona

Un impianto integrato, derivato dal modello evolutivo, costituisce il contesto generale all’interno del quale vengono utilizzati il modello psicodinamico e il modello cognitivo comportamentale.

Concetto fondamentale è che lo sviluppo ha luogo durante tutta l’esistenza al di là della mediazione terapeutica, per cui l’intervento va impostato con l’obiettivo di rimuovere gli ostacoli che ne impediscono il corso adattativo. L’intervento è volto, in quest’ottica, a modificare fattori che ostacolano il processo evolutivo, utilizzando gli strumenti della psicodinamica per individuare se esistono dinamiche conflittuali inconsce che impediscono nell’attualità la possibilità di affrontare esperienze e bisogni diversi da quelli del passato, la presenza di potenzialità evolutive e di resistenze al cambiamento, affrontabili in tempi relativamente brevi.

La prospettiva evolutiva descrive il conflitto come agente di cambiamento, determinato da nuove esigenze evolutive che richiedono nuove risposte, promuove un processo che diventa dialettico attraverso il dialogo e la relazione terapeutica. Il conflitto agisce da intermediario ed è considerato caratteristico del processo di sviluppo naturale, è quindi un elemento intrinsecamente evolutivo.

Quando questo conflitto evolutivo non riesce a trovare una risposta per la presenza di un conflitto intrapsichico o interpersonale con componenti inconsce, le indicazioni sono per un trattamento prevalentemente psicodinamico in cui gli elementi tecnici principali risultanol’interpretazione e la costruzione di una possibilità di esperienza emotiva correttiva. L’individuo può allora instaurare un dialogo, tra sistemi di idee, emozioni e comportamenti che derivano dal passato e quelli esistenti che si presentano nell’attualità, cosa che permette una conciliazione in una diversa organizzazione dei significati dell’esperienza.

La terapia cognitiva ha nella sua finalità e nelle sua modalità tecniche di intervento quello di sviluppare una competenza metacognitiva, di osservazione e riflessione sui propri processi di pensiero, di schemi, che ne comprende una verifica ed una modificazione. Le tecniche sono finalizzate a identificare e modificare gli aspetti cognitivi che compromettono il funzionamento psicologico. La finalità è quella di rendere il paziente consapevole di come i suoi schemi e le correlate opinioni e pensieri automatici disfunzionali basati sull’esperienza passata continuino ad essere attivi. Anche in questo caso si instaura un rapporto ed un dialogo tra prospettive derivate dal passato e dall’attualità, che permette lo sviluppo di modalità più adeguate.

L’integrazione dei due modelli è indicata secondo questo modello focale quando il paziente necessita, per risolvere un conflitto evolutivo, di due tipi di intervento, uno rivolto ad cambiamento cognitivo ed uno rivolto alla risoluzione di un conflitto intrapsichico inconscio. Possono avvenire contemporaneamente o in successione, in funzione delle esigenze del paziente e della fase di cambiamento in cui si trova.

Come ogni altro impianto psicoterapeutico, anche il modello breve focale integrato ha criteri di inclusione e di esclusione, risultando particolarmente controindicato in caso di strutture di personalità compromesse.

È tuttavia fondamentale sottolineare come l’indicazione o la controindicazione non dipendano dalla diagnosi nosografica (ovvero basata su segni e sintomi) ma da un’analisi più strutturata e complessa del funzionamento del paziente, degli elementi di difficoltà, della domanda e delle aspettative che porta, delle resistenze al cambiamento e delle risorse di cui dispone (fattori di resilienza).

 

Sintesi delle caratteristiche

Reperimento esplicito di un focus di lavoro: l’approccio breve focale si caratterizza per interventi mirati in funzione di un’iniziale processo di valutazione diagnostico, finalizzato al reperimento di un obiettivo condiviso col paziente (focus): nei primi incontri l’enfasi è posta sulla raccolta delle informazioni necessarie per costruire insieme un progetto di intervento che preveda obiettivi, durata e frequenza.

In particolare con la valutazione si definisce il problema specifico (bisogno) e si valutano la motivazione e la spinta al cambiamento e le difficoltà che lo ostacolano (resistenze). La possibilità di condividere fin dall’inizio col paziente il problema, unitamente all’obiettivo che ci si propone di perseguire, permette allo stesso di raggiungere rapidamente una consapevolezza riguardo agli elementi e alle modalità che hanno contribuito a costruire e mantenere una modalità non funzionale, e che possono rappresentare un ostacolo che impedisce di promuovere un cambiamento soddisfacente nella propria vita.

I bisogni del paziente grave saranno plausibilmente orientati alla area della sicurezza / dipendenza, i bisogni del paziente nevrotico (di alto funzionamento) si orienteranno più sull’area del conflitto e della relazione con gli oggetti di bisogno, ma alla base dell’intervento focale assume significato il riconoscimento dei bisogni adattativi ed evolutivi del paziente nel ciclo vitale, ed alle crisi come momento potenzialmente evolutivo e di crescita.

 

Durata

La durata della terapia è stabilita in seguito alla valutazione iniziale e viene condivisa col paziente. Naturalmente non è un limite imposto rigidamente, ma una previsione verosimile del tempo necessario per raggiungere gli obiettivi prefissati e condivisi. La consapevolezza di una durata limitata e del tempo che passa sollecita l’attivazione di tutte le risorse disponibili nel paziente e funziona da rinforzo sul piano della sua indipendenza.

Una volta raggiunto il limite di tempo prefissato è usuale ricomporre insieme al paziente un bilancio del percorso portato avanti fino a quel momento, decidendo se interrompere la terapia oppure se proseguire riformulando ulteriori nuovi obiettivi o raffinando ulteriormente quelli iniziali.

Se, da una parte, parlando di durata è utile sgombrare il campo da ipotesi magiche per cui ogni difficoltà può essere risolta in breve tempo (conclusione evidentemente errata) è pur vero che, in casi con indicazione favorevole, è possibile ipotizzare una durata di pochi mesi (circa 20 sedute) per esperire una quota significativa di miglioramento in termini di benessere.

 

Conclusioni

Il terapeuta ha un ruolo attivo e il paziente risulta attore partecipe per promuovere un cambiamento. Fin dall’inizio infatti il terapeuta fornisce al paziente il sostegno, l’incoraggiamento e i mezzi per affrontare e superare i problemi, evitando lo sviluppo in lui di un atteggiamento passivo, a favore di una relazione interpersonale di partecipazione. Il paziente quindi non è mai dipendente e passivo, ma sviluppa capacità, pensieri e nuove strategie divenendo così il terapeuta di sè stesso.

L’intervento terapeutico è focalizzato in particolare sul tempo presente; la dimensione del passato viene utilizzata, in termini evolutivi, limitatamente a ciò che serve per capire le cause dei trascorsi insuccessi e il futuro viene considerato solo in quanto la realizzazione dei bisogni comprende inevitabilmente la dimensione della progettualità. L’intervento quindi è rivolto a mettere in contatto il paziente con i propri bisogni e le proprie risorse che esistono al momento presente e su cui è possibile intervenire promuovendo un cambiamento.