Problematiche di Adattamento

Problematiche di Adattamento

La vita di ognuno è, oggi più di prima, in continua evoluzione e impone la necessità di rispondere a costanti cambiamenti per mantenere un equilibrio che risulti soddisfacente e consenta un senso di direzione, efficacia e benessere personale.

Il cambiamento porta con sè possibilità di sviluppo e miglioramento della propria condizione (sia essa personale, relazionale o sociale) ma anche un potenziale turbamento dell’equilibrio di chi lo vive, spesso impattando con un’intensità o una risonanza maggiori o semplicemente diverse rispetto a quanto atteso.

In alcuni casi, il cambiamento è figlio di un passaggio specifico nel ciclo di vita della persona, come può essere l’andare a vivere per la prima volta da soli, l’ingresso nel mondo del lavoro, l’investire in una relazione sentimentale, la nascita di un figlio o, al contrario, dover accudire i propri genitori non più autosufficienti.

In altri casi, può trattarsi di un evento imprevisto, la fine di una relazione sentimentale, una promozione o un demansionamento sul lavoro, la scoperta di una malattia di un familiare.

Se di fronte ad eventi immediatamente percepiti come negativi può apparire naturale immaginare sofferenza e fatica fisiologiche, altrettanto intenso può essere l’impatto di eventi percepiti come positivi, che tuttavia rimandano a nuove responsabilità e possono alimentare una preoccupazione rispetto alla capacità di farvi fronte in modo adeguato.

 

Da un punto di vista clinico, per problematiche relative all’adattamento si intende lo sviluppo di sintomi emotivi o comportamentali in risposta a uno o più eventi stressanti identificabili che si manifesta entro tre mesi dall’insorgenza dell’evento.

I sintomi o comportamenti risultano clinicamente rilevanti, come evidenziato da uno o entrambi dei seguenti criteri:

  • Marcata sofferenza, sproporzionata rispetto alla gravità o intensità dell’evento stressante, tenendo conto del contesto esterno e dei fattori culturali implicati;
  • Compromissione significativa in ambito sociale, lavorativo o in altre importanti aree.

In termini più prosaici, si usa per definire quelle condizioni reattive ad un evento esterno che possono essere vissuti come momenti di forte ansia, tristezza, tensione, perdita di controllo sulla propria quotidianità o, più semplicemente, confusione rispetto a sé stessi e alla propria vita.

Nonostante si tenda a metterle inequivocabilmente in relazione con l’evento scatenante, spesso hanno più a che vedere con la risonanza che l’evento ha dentro di noi e con i cambiamenti e la ristrutturazione interna cui l’evento ci costringe e possono essere legate a fisiologici cambiamenti dettati dall’entrata o uscita in particolari fasi di vita.

 

Per citarne alcuni tra gli esempi più comuni:

 

  • Lutto o malattia:

La perdita di una persona cara o l’esordio e il decorso di una patologia potenzialmente invalidante possono mettere a dura prova i membri del sistema familiare cui appartiene.

Al di là della fisiologica tristezza, dolorosa ma necessaria all’elaborazione dell’evento, le persone coinvolte possono trovarsi in difficoltà nel ridefinire il proprio ruolo all’interno della coppia o della famiglia, dovendo fronteggiare sfide alle quali possono non sentirsi preparate; oppure, a livello personale, è facile immaginare la fatica di imparare a fare a meno della persona che è mancata o sulla quale non si può in quel momento fare affidamento, in un tentativo di diventare autonomi rispetto alla funzione che il familiare ricopriva nei nostri confronti che spesso ci porta a dover fare i conti con limiti che fino a poco tempo prima non si erano palesati.

In caso di malattia personale è inevitabile doversi confrontare con la potenziale difficoltà a tener viva la fiducia nella guarigione; a volte può risultare particolarmente complicato, specie se la malattia impatta su di noi in modi che ci rendono difficili riconoscerci. Può essere frustrante ma necessario scendere a patti con una diminuzione del funzionamento in termini fisici che, inevitabilmente, lascia strascichi anche sul piano dell’immagine di sè e sulla motivazione ad impegnarsi per sfruttare al massimo le possibilità di recupero, rischiando invece di farci desistere se non c’è possibilità di tornare “quelli di prima” (ovvero mettendoci in crisi rispetto al modo in cui ci relazioniamo con l’immagine ideale di noi stessi).

 

  • Separazione o rottura relazionale:

Il momento della chiusura di una relazione sentimentale, sancita o meno dal vincolo matrimoniale, coinvolge diversi processi che necessitano di un buon esito per poter proseguire in modo sereno con la propria vita.

Da una parte è inevitabile confrontarsi con la necessità di voltare pagina e lasciarsi alle spalle il progetto di coppia che si è interrotto, riappropriandosi delle proprie speranze e ambizioni che a quel contenitore erano state affidate e tornando ad esserne, pur in solitudine, portabandiera. Dall’altra si impone il bisogno di ricostruire un’immagine di sè che, specie nelle relazioni di lunga durata o ad elevato investimento emotivo, si ritroverà orfana dello specchio che l’altro rappresentava per il partner.

Non è inusuale, in queste circostanze, faticare a riconoscersi orfani dell’amore dell’altro o non riuscire ad immaginare di poter ancora inseguire i propri progetti senza il sostegno del partner. In altre circostanze, invece, quella che era in precedenza una complementarietà dei ruoli nella coppia impone di prendersi cura autonomamente, magari per la prima volta, di alcuni aspetti della vita (concreta o relazionale) che al partner erano stati delegati, cosa che può metterci di fronte a sentimenti di inadeguatezza e timore del fallimento.

 

  • Cambiamenti lavorativi (demansionamento o promozione):

Il lavoro rappresenta per molti non soltanto il mezzo attraverso cui reperire il sostentamento di sè e della propria famiglia ma anche un ambito in cui entrano in gioco dinamiche di riconoscimento di valore sia interne (nel coltivare e mostrare le proprie potenzialità) che esterne (nel vedersi riconosciuti i propri meriti in modo adeguato). I cambiamenti di posizione o status lavorativo impattano dunque sull’individuo non soltanto in termini concreti, di remunerazione, ma anche e soprattutto in termini di immagine di sè, di riconoscimento percepito e di aspettative ad esso connesse.

Un demansionamento o comunque una sensazione di “vicolo cieco” in termini lavorativi può risultare difficile da gestire perché mette l’individuo di fronte ad una riduzione del valore che sente riconosciuto dall’ambiente e, in alcuni casi, può mettere in discussione l’immagine stessa che ha di sè. Spesso genera uno stato di tensione decisionale (in modo più o meno consapevole) tra il desiderio di cercare alternative che gli consentano di reinvestire su una possibilità di essere apprezzato e la paura di abbandonare un contesto che, pur frustrante, risulta comunque conosciuto e nel quale si sente di avere già potenziali alleati. A volte il dubbio non è semplice da sciogliere ed esita in uno stallo che, nel tempo, alimenta ulteriormente la tensione interna, fino a dare l’impressione di paralisi.

Una promozione, evento generalmente considerabile come positivo, può mettere l’individuo di fronte alla sensazione di avere sulle proprie spalle aspettative superiori rispetto alla posizione precedente (da parte del contesto lavorativo ma anche familiare) e il bisogno di assecondare e soddisfare quelle aspettative può alimentare uno stato di tensione crescente che può impattare sul rendimento lavorativo come sulla vita personale, a rischio di essere sacrificata sull’altare della performance.

In entrambi i casi l’individuo può essere chiamato ad affrontare un processo di consolidamento dell’immagine di sè che gli permetta di svincolarsi progressivamente dal riscontro esterno, in modo da riacquisire l’equilibrio necessario a ritrovare la serenità perduta.

 

  • Nascita di un figlio:

L’arrivo di una nuova vita all’interno della coppia è probabilmente la fase più complessa, più coinvolgente e significativa nel percorso di vita di un individuo. La nascita di un figlio ridefinisce ogni relazione precedente: per il neo-genitore (e il partner) è un salto nel buio, un’esperienza nuova, totalizzante, incredibilmente intensa ma anche capace di sconvolgere le abitudini ed i ritmi del quotidiano.

La vita di coppia – prima elemento di coesione – può rischiare di essere messa in secondo piano rispetto al nuovo ruolo genitoriale e questo può creare tensioni fra i coniugi in termini di vissuto di trascuratezza o disorientamento rispetto ad un equilibrio precedente. A livello personale ogni genitore non solo affronta una meravigliosa sfida sul piano concreto ma si imbarca in un lungo viaggio in cui si confronterà con le proprie speranze e ambizioni ma anche con il timore di non essere all’altezza e le risorse di cui sente di poter disporre rispetto all’interpretazione del proprio ruolo di genitore, oltre che con il suo vissuto di figlio che è stato e l’eredità che porta con sè.

 

  • Conquista dell’autonomia:

Il termine degli studi, il momento in cui si esce dalla casa di famiglia per muovere i primi passi della vita da soli, l’inizio del percorso lavorativo, un trasferimento, possono essere passaggi fondamentali per un individuo che tenti di perseguire le proprie ambizioni e costruire la vita che desidera.

Possono altresì rappresentare momenti in cui è necessario abbandonare almeno in parte le certezze acquisite per affrontare nuove sfide che, se stimolano, inevitabilmente spaventano e mettono a confronto in modo più o meno consapevole con le proprie insicurezze, siano esse relative alla tenuta nel tempo delle nostre convinzioni, alle risorse e capacità che saremo in grado di mettere in campo per affrontare il passo che ci siamo prefissati o di timore nell’allontanarsi da un assetto precedente che, pur non più desiderabile, può comunque risultare allettante nel suo essere già acquisito, già certo. Ci si può dunque trovare a fare i conti con una forma di tensione interna in cui da una parte si è consapevoli del desiderio evolutivo, dall’altra ci si sente frenati ad affrontarne a viso aperto le conseguenze, rischiando dunque di sentirsi come immobili a metà di un guado, impossibilitati a tornare indietro ma anche spaventati all’idea di andare avanti.

Se l’elemento critico non è nell’evento ma nel modo in cui la persona si ristruttura intorno ad esso, il trattamento psicoterapeutico delle problematiche di adattamento è connotato in primis dalla comprensione delle modalità con cui l’individuo cerca di far fronte all’evento stressante o al passaggio evolutivo e delle ragioni profonde della sofferenza attuale.

Presso MilanoPsy proponiamo un servizio di consulenza che, attraverso una fase di consultazione, si propone di inquadrare il problema nella sua complessità e concordare con il paziente obiettivi e direzione di un lavoro condiviso che, attraverso un percorso psicoterapeutico con lo specialista più qualificato, miri al recupero di uno stato di benessere.

 

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